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NON CI SONO ACCORDI PER MALAGROTTA BIS PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 16 Marzo 2011 13:39

Il protocollo su Allumiere è carta straccia. Polverini: la competenza è della Regione.

MalagrottaMamma mia che gatta da pelare la «monnezza» di Roma. Tutti litigano e i rifiuti restano a Malagrotta. La miccia dell'ultima polemica è stata accesa dalla scoperta dell'ultim'ora del protocollo d'intesa che il sindaco Gianni Alemanno e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, avrebbero firmato il 13 dicembre scorso: un accordo senza alcun valore, per una discarica da realizzare nell'area militare del poligono di tiro «la Farnesiana» ad Allumiere.

La data sul documento, infatti, è antecedente al primo gennaio 2011, giorno a partire dal quale ogni decisione sui rifiuti, programmazione compresa, è passata alla Regione. E il protocollo è carta straccia. Ma quando in serata la governatrice del Lazio Renata Polverini chiarisce che sui rifiuti «competente è la Regione» in una lettera al sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio e che nessuna discarica si farà lì, ormai il caso è scoppiato. I primi cittadini della Tolfa minacciano mobilitazioni. E l'opposizione ci sguazza. Il toto-rifiuti nel Lazio riparte ieri mattina. Sul sito militare alle porte di Roma, Alemanno aveva detto che «Allumiere è solo una delle tante ipotesi. Attendiamo che la Regione Lazio faccia le sue valutazioni». Renata Polverni è al San Camillo Forlanini insieme al presidente Napolitano e il ministro Fazio, a inaugurare il primo reparto dedicato ai pazienti in stato vegetativo. E ci scappa la domanda sul post Malagrotta ad Allumiere. «Ero a conoscenza del protocollo - ammette la governatrice -. Allumiere era una delle possibilità» ma aggiunge «secondo noi la meno percorribile». E sottolinea che «questo protocollo non ha assolutamente valore vincolante».


Poi sollecitata dai giornalisti che le domandano se ne avesse parlato con il sindaco Alemanno, Polverini risponde: «ne parliamo sempre, è un problema che dobbiamo condividere». Secondo la governatrice, infine, la questione del post-Malagrotta «la stiamo gestendo bene». A fine mattinata arriva la smentita. «Non ci sarà alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere», dichiara Polverini in una nota. «Ho parlato con il sindaco di Allumiere, che mi ha telefonato, gli ho confermato che sulla base delle valutazioni che la Regione Lazio ha già effettuato, anche in relazione alle condizioni ambientali e infrastrutturali del territorio, non si realizzerà alcuna città dei rifiuti ad Allumiere». L'ipotesi, tra l'altro, è giudicata «complicata da realizzare» dall'assessore regionale all'Ambiente Pietro Di Paolo secondo cui «in merito al sito dove collocare la discarica che sostituirà quella di Malagrotta stiamo effettuando una valutazione approfondita che parte dal territorio del Comune di Roma per estendersi all'area provinciale. Non esiste ancora una soluzione che possa dirsi definitiva». Ma solo in serata si apprende che il protocollo pietra dello scandalo non vale un fico secco perché superato dalle nuove competenze che spettano alla Regione. E post Malagrotta resta in alto mare. Nel ventaglio delle opzioni restano: Monti dell'Ortaccio (in Xv Municipio, resa disponibile dallo stesso proprietario Manlio Cerroni ma scartata da Alemanno perchè troppo vicina a Malagrotta) e le cave di Riano. Sul protocollo Allumiere ha preso nuovamente posizione anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti.


«Sarebbe uno sgarbo e una furbizia che complica ancora di più la complessa vicenda della gestione dei rifiuti della Capitale. Un metodo per governare poco serio». «Ho inviato una lettera ad Alemanno, al ministro La Russa, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio per sapere se corrisponde al vero che sia stato sottoscritto - fa sapere il sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio - Se così fosse si sappia che noi faremo opposizione a tutti i livelli. Sono pronti a mobilitarsi 15 comuni». «Non siamo merce di scambio tra partiti e nemmeno pupazzi a disposizione di chi non ha il coraggio di risolvere sul proprio territorio i propri problemi» ha detto il sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini che, se fosse vero, proporrà «a tutti i Sindaci dell'Alto Lazio e in particolare del nostro territorio di riunirci in una manifestazione pubblica a Civitavecchia all'aula Pucci per mettere uno stop definitivo a progetti che non hanno senso né rispettano i territori della Provincia». E il presidente dei Verdi Angelo Bonelli gli ha fatto eco: «Allumiere si trova in un'area naturale protetta, istituita in base a una direttiva europea che il sindaco Alemanno sta violando. Per questo motivo stiamo inoltrando un esposto all'Ue per attenzionare Bruxelles».

Grazia Maria Coletti

03/03/2011

 

 
LA NUOVA DISCARICA A ALLUMIERE FIRMATO PROTOCOLLO CON LA DIFESA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 16 Marzo 2011 13:38

Valutate l'estensione dell'area, la distanza dal paese e dalla ferrovia. L'inusuale localizzazione in provincia della discarica è in linea con il piano rifiuti della Regione, che ha previsto una diversa organizzazione degli Ato, gli ambiti territoriali ottimali
di CECILIA GENTILE

Una superficie di 145 ettari, tutti nel comune di Allumiere. É questo l'appezzamento di terreno che il ministro della Difesa Ignazio La Russa si è impegnato a mettere a disposizione del Campidoglio perché l'Ama possa realizzarci discarica, impianti per il trattamento dei rifiuti e gassificatore.


L'area "per le sue caratteristiche di estensione, geomorfologiche e di ubicazione rispetto al centro abitato, nonché per la vicinanza e collegamento con le infrastrutture ferroviarie - recita il protocollo d'intesa firmato con il sindaco Alemanno - risulta di interesse di Roma Capitale ai fini dell'utilizzo per finalità di pubblico interesse". E l'utilizzo è presto detto: "un polo integrato per lo smaltimento, il trattamento ed il recupero dei rifiuti". Per di più, mette bene in chiaro il documento, il progetto rispetta "le caratteristiche previste anche dalla delibera della giunta regionale del 19 novembre 2010, n. 523". In altre parole: l'inusuale localizzazione in provincia della discarica è in linea con il piano rifiuti della Regione Lazio, che ha previsto una diversa organizzazione degli Ato, gli ambiti territoriali ottimali, che per legge devono essere autosufficienti nel ciclo di smaltimento, trattamento e recupero dei rifiuti. La Regione ha creato un unico Ato che coincide con tutto il Lazio, diviso in cinque sub-Ato corrispondenti ai territori delle cinque province, ognuno dei quali dovrà garantire l'autosufficienza. Roma e provincia vengono assimilate in un unico sub-Ato, mentre in precedenza la capitale costituiva da sola un Ambito territoriale ottimale. La differenza è sostanziale: prima Roma era obbligata a smaltire i suoi rifiuti all'interno dei confini comunali, adesso può esportarli in tutta la provincia, come chiedevano il Campidoglio e l'Ama. "Non ci sarà l'esodo dei rifiuti romani in tutto il Lazio - dichiarava l'assessore regionale ai Rifiuti Pietro Di Paolo presentando il piano il 19 novembre 2010 - Quelli della capitale rimarranno nel sub ambito di pertinenza". E infatti potranno andare ad Allumiere, con la benedizione del governo e della Regione.

"Tra l'altro la zona - specifica il protocollo - è stata già inclusa tra le localizzazioni analizzate nel piano di individuazione dei siti idonei ad ospitare impianti di termovalorizzazione". Dal momento del suo insediamento il sindaco Gianni Alemanno sostiene la necessità di un quinto gassificatore nel Lazio, uno in più rispetto a quelli individuati dal precedente piano rifiuti dell'allora commissario Marrazzo. Prospettiva condivisa anche dalla giunta Polverini e dal suo piano rifiuti: se la percentuale di raccolta differenziata non arriverà al 60% alla fine del 2011, come richiede la legge nazionale, il Lazio si doterà di un quinto termovalorizzatore.

 
AUDIO DAL PRESIDIO SOTTO ACEA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 16 Marzo 2011 13:37

Si è svolto la mattina di venerdì 25 febbraio un presidio con i cittadini dei comitati dei castelli romani, promosso dal coordinamento contro l' inceneritore di Albano e i comitati acqua pubblica di Velletri e quello di Genzano. Il presidio è stato convocato perché l'ACEA distribuisce da alcuni anni acqua NON potabile ai Castelli Romani e quindi, oltre alla difesa delle falde acquifere, si pretende la riduzione delle bollette passate e future almeno del 50% e interventi immediati per ripristinare la potabilità dell' acqua.
Ricordiamo che il limite di arsenico consentito per legge nell' acqua potabile è di 10 microgr/litro.

Audio della giornata raccolto da Radio Onda Rossa (durata 2' 22''):

 
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