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Scorie umane radioattive PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 30 Marzo 2010 13:25

dal sito http://www.blogeko.it/

Scorie umane radioattive. Comincia a rompersi il silenzio attorno ai lavoratori “a chiamata” delle centrali nucleari francesi.

Precari, consulenti esterni, liberi professionisti: chiamateli come vi pare. Il succo è che per pochi soldi fanno i lavori più sporchi, i più rischiosi, senza che, se si ammalano, questo figuri nelle statistiche ufficiali. Il tutto nell’ambito di un circuito di subappalti che può portare all’impoverimento della professionalità nella catena produttiva. Trattandosi di centrali nucleari e di annessa sicurezza, scusate se è poco.

Ora vi racconto, ma prima vi prego: proiettate tutto questo sul futuro nucleare annunciato all’Italia, e aromatizzatelo con l’articolo 18 dello Statuto del Lavoratori che sta andando a farsi benedire.

L’articolo sui lavoratori “a chiamata” delle centrali nucleari francesi porta la firma di Tommaso Basevi. E’ stato pubblicato su carta in Alias, supplemento de Il Manifesto, e sul web da Global Project.

I precari nucleari sono circa 22.000, scrive. Dormono in roulotte accanto alle centrali. Percorrono in lungo e in largo la Francia, inseguendo la “chiamata”. Guadagnano circa 1200-1500 euro al mese. I loro corpi incassano l’80% della dose collettiva annuale di radiazioni ionizzanti prodotte dal parco nucleare francese.

Questi precari nucleari non esistono da ieri. Ma finora hanno sempre taciuto, per una sorta di spirito di corpo legato al servizio pubblico – fornire energia ai francesi – che ormai è stato corroso dalle conseguenze delle privatizzazioni.

I tecnocrati del nucleare francese tengono sotto pressione le ditte (che per accaparrarsi commesse tendono a tagliare i costi) e i lavoratori.

Il risultato, scrive in sostanza Basevi, è che, a furia di esternalizzare, la professionalità degli operatori nucleari francesi può declinare.

I residui lavoratori dipendenti, con tutele sindacali e contabilizzazione statistica di eventuali danni alla salute. sono ormai tutti ai livelli alti della scala gerarchica. Però guai a chi fra loro denuncia rischi, guai a chi mette in evidenza errori.

Così tutta questa gente – dipendenti e lavoratori a giornata – ha mandato a quel paese l’abitudine di lavare i panni sporchi esclusivamente in casa. Parlano di cose finora taciute.

Raccontano i propri suicidi tentati e quelli riusciti ai colleghi. I rischi, le responsabilità e le leucemie, tutto quanto affidato in subappalto. Il terrore che può paralizzarti quando ti chiamano per fare certi lavori. Il mobbing iperproduttivista. La gestione degli impianti basata sul ricatto e sulla paura. Signore e signori, c’è anche questo in una centrale nucleare.


 

 
Stefano Montanari, scienziato malevolo e antiparticolato PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 20 Marzo 2010 13:54

dal sito http://www.byoblu.com/

Da ieri, aprire il blog di Stefano Montanari è diventato ufficialmente pericoloso. Qui sopra, una riproduzione della schermata che compare utilizzando Firefox, mentre Chrome spiega meglio: "Attenzione: l'apertura di questo sito potrebbe danneggiare il tuo computer!"

Chi o cosa danneggi il blog di Montanari è materia di speculazione investigativa, certo è che di fronte a questo avvertimento, sinistro almeno tanto quanto "lasciate ogni speranza o voi che entrate", i più fuggono, cliccando con un colpo di falange il dorso del mouse quasi che fosse divenuto improvvisamente bollente. I pochi avventori che, imperterriti, sono invece determinati a proseguire nell'inferno scientifico dello scienziato di Modena, possono accedere a una pagina di spiegazioni, che termina così:

Questo sito ha operato da intermediario causando un'ulteriore distribuzione di malware?
Negli ultimi 90 giorni stefanomontanari.net non sembra aver operato come intermediario per l'infezione di altri siti.
Questo sito ha ospitato malware?
No, questo sito non ha ospitato software dannosi negli ultimi 90 giorni.
In che modo è avvenuto?
In alcuni casi, può succedere che un codice dannoso venga aggiunto a siti autentici da terzi causando la visualizzazione del nostro messaggio di avviso.
google_protectAndRun("ads_core.google_render_ad", google_handleError, google_render_ad);


I terzi, questi sconosciuti. Un terzo. umano o subumano (robotico) avrebbe dunque aggiunto codice dannoso al sito di Stefano Montanari e, a giudicare dai rilevamenti di Google, potrebbe essere avvenuto ieri, 18 marzo 2010. Ci sono molti modi per infettare una piattaforma informatica che ospita un web server, ma la via più semplice per ottenere questo particolare tipo di censura pirata è di aggiungere uno script malevolo ben celato all'interno di un commento al post, nel caso in cui il blog non disponga di un sofisticato sistema di filtri.

Curioso, quindi, che proprio i filtri possano essere la causa del possibile sabotaggio, visto che fino a ieri la notizia che campeggiava nel sito di Montanari era la dannosità dei filtri antiparticolato, recentemente divenuti obbligatori in Lombardia.

Rilancio qui il post di Montanari. Nel frattempo, invito ancora la Onlus Bortolani a darci notizie circa il microscopio che si è ormai da tempo involato alla volta dell'Università di Urbino. Mi aveva promesso un'intervista: io sono sempre disponibile.

I filtri antiparticolato: l'esempio della Lombardia


di Stefano Montanari

 

Sembra impossibile a chi abbia qualche nozione scientifica, ma i filtri antiparticolato sono diventati obbligatori. Questo, per ora, limitatamente alla Lombardia, ma quando un’infezione si manifesta e niente, nemmeno l’omeostasi, cioè la capacità naturale dell’organismo di riportarsi in stato di salute, la combatte, è inevitabile arrivare ad una setticemia che, vista la mancanza di reazione, si rivelerà mortale.

Detto così, sembrerebbe una battuta adattata da un medico del teatro di Molière, e invece è una delle troppe poco allegre verità del 2010.

Una volta per tutte, vorrei chiarire finalmente la questione, visto che continuo a ricevere sollecitazioni.

Come ho scritto ormai fino allo sfinimento e come ho spiegato nei particolari nel mio libro Il Girone delle Polveri Sottili, l’inquinamento da polveri viene valutato legalmente, seppure senza basi scientifiche, per via gravimetrica, vale a dire, semplificando un po’, pesando quanta polvere di diametro uguale o inferiore a 10 micron (per le PM10) oppure uguale o inferiore a due micron e mezzo (per le PM2,5) sta in un metro cubo d’aria. Esistono valori stabiliti per legge che non devono essere superati, valori che, peraltro, ancora una volta non hanno significato dal punto di vista scientifico, ma un numero bisognava pur darlo ai magistrati.

E se li si superano? Beh, in pratica non succede niente, perché la cosa è talmente diffusa da ricadere nel mal comune mezzo gaudio. Però, se mai diventassimo un paese serio, potrebbero esserci sanzioni per i comuni nel caso in cui lo sforamento dovesse avvenire.

E, allora, che si fa? Invece di combattere l’inquinamento s’imbrogliano le macchinette che quell’inquinamento dovrebbero rilevare, e vissero (?) tutti felici e contenti.

Nei fatti, dalla camera di scoppio dei motori Diesel escono polveri carboniose relativamente grossolane. Queste vengono catturate dai filtri antiparticolato sistemati lungo il tubo di scarico e la cosa va avanti fino a che il filtro non è intasato, cosa che accade ogni poche centinaia di chilometri.

A questo punto, o si toglie quella roba o la macchina si ferma e non riparte.

L’ideatore del sistema - e dopo l’invenzione originale di oltre 10 anni fa d’ideatori ce n’è stato più d’uno – ha previsto che, quando l’automobile non circola in città, avvenga una combustione dei residui carboniosi contenuti nel filtro e quella roba finisca in atmosfera ossidata in CO2 .

Tutto bello? Mica tanto.

Per prima cosa è inevitabile osservare come avere un filtro che oppone una contropressione ai gas di scarico - contropressione che aumenta via via che il dispositivo si riempie - non possa che incidere sui consumi di carburante aumentandoli perché aumenta il lavoro compiuto dal propulsore. E, fingendo che la spesa maggiore non sia un problema, resta il fatto che più si consuma, più s’inquina.

Poi occorre sapere che nei residui carboniosi sono contenute micro e nanoparticelle inorganiche. Senza filtro, queste resterebbero inglobate nel carbone, ma, con il filtro che brucia il carbone, quelle particelle finiranno inevitabilmente in atmosfera. E chi non conosce l’effetto delle micro e nanopolveri sulla salute, e in particolare quella dei bambini, può informarsi leggendo i miei libri.

Qual è il trucco per aggirare le centraline di rilevamento delle polveri? Semplice: le macchinette pesano i materiali solidi e basta. Dunque, se io trasformo il carbone (solido) in anidride carbonica (gas), non peserò più niente e il gioco è fatto. Il problema è che la quantità d’inquinanti effettivamente immessa in atmosfera aumenta significativamente perché il carbonio di cui è costituita la particella che viene bruciata ha un peso atomico pari a 12, mentre l’anidride carbonica in cui quel carbonio si è trasformato per combustione, cioè per ossidazione, ha un peso molecolare di 44. Il che comporta una conseguenza ovvia: la sostanza gassosa emessa (inquinante) è 3,66 volte superiore a quella che sarebbe stata senza filtro. Certo, nessuno me ne rende edotto e, come recita il proverbio, occhio non vede, cuore non duole.

Che dire, poi, dell’ossido di cerio (CeO2) o del ferrocene [Fe(C5H5)2 ] usati dai diversi filtri per funzionare? Null’altro che si tratta d’inquinanti che non entrerebbero nell’ambiente se i filtri non esistessero, per il semplice fatto che non sarebbero usati. Perciò, un inquinante in più di cui, magari, non sentivamo il bisogno.

E, dulcis in fundo, a fine vita dell’ingombrante, costosissimo dispositivo (presumibilmente una vita non molto più lunga di 100.000 km), nessuno saprà dove metterlo perché quello non è stato studiato in modo da renderlo riusabile o, comunque, riciclabile.

Un’ultima chicca: quando la spia che segnala l’intasamento si accende, chi viaggia prevalentemente in città come spesso avviene soprattutto nelle metropoli ha due opzioni: una è andare in officina ad effettuare la “rigenerazione” (soldi, tempo e inquinanti che da qualche parte devono pure andare) e l’altra è di fare una bella corsa a tutta velocità in autostrada schizzando anidride carbonica e micro e nanopolveri più gli additivi nell’ambiente.

Grazie, Lombardia: l’importante era dare l’esempio.
 
Il 20 Marzo tutti in piazza !!! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 20 Marzo 2010 13:52

Sabato 20 Marzo torneremo in piazza contro la privatizzazione dell'acqua.

Per portare la testimonianza della disastrata situazione delle acque nel nostro territorio, ricchissime di Arsenico, Fluoro e Manganese, inquinate dal percolato della discarica di Roncigliano e minacciate dal futuro impianto di incenerimento.

Saremo in piazza in corteo  con un unico spezzone assieme agli altri comitati del Lazio contro nocività e devastazioni ambientali per ribadire il percorso unitario partito lo scorso 6 Marzo.

CORTEO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA

SABATO 20 MARZO ORE 14:00

IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA

 

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Marzo 2010 13:58
 
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