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dal sito http://www.blogeko.it/
Scorie umane radioattive. Comincia a rompersi il silenzio attorno ai lavoratori “a chiamata” delle centrali nucleari francesi. Precari, consulenti esterni, liberi professionisti: chiamateli come vi pare. Il succo è che per pochi soldi fanno i lavori più sporchi, i più rischiosi, senza che, se si ammalano, questo figuri nelle statistiche ufficiali. Il tutto nell’ambito di un circuito di subappalti che può portare all’impoverimento della professionalità nella catena produttiva. Trattandosi di centrali nucleari e di annessa sicurezza, scusate se è poco. Ora vi racconto, ma prima vi prego: proiettate tutto questo sul futuro nucleare annunciato all’Italia, e aromatizzatelo con l’articolo 18 dello Statuto del Lavoratori che sta andando a farsi benedire. L’articolo sui lavoratori “a chiamata” delle centrali nucleari francesi porta la firma di Tommaso Basevi. E’ stato pubblicato su carta in Alias, supplemento de Il Manifesto, e sul web da Global Project. I precari nucleari sono circa 22.000, scrive. Dormono in roulotte accanto alle centrali. Percorrono in lungo e in largo la Francia, inseguendo la “chiamata”. Guadagnano circa 1200-1500 euro al mese. I loro corpi incassano l’80% della dose collettiva annuale di radiazioni ionizzanti prodotte dal parco nucleare francese. Questi precari nucleari non esistono da ieri. Ma finora hanno sempre taciuto, per una sorta di spirito di corpo legato al servizio pubblico – fornire energia ai francesi – che ormai è stato corroso dalle conseguenze delle privatizzazioni. I tecnocrati del nucleare francese tengono sotto pressione le ditte (che per accaparrarsi commesse tendono a tagliare i costi) e i lavoratori. Il risultato, scrive in sostanza Basevi, è che, a furia di esternalizzare, la professionalità degli operatori nucleari francesi può declinare. I residui lavoratori dipendenti, con tutele sindacali e contabilizzazione statistica di eventuali danni alla salute. sono ormai tutti ai livelli alti della scala gerarchica. Però guai a chi fra loro denuncia rischi, guai a chi mette in evidenza errori. Così tutta questa gente – dipendenti e lavoratori a giornata – ha mandato a quel paese l’abitudine di lavare i panni sporchi esclusivamente in casa. Parlano di cose finora taciute. Raccontano i propri suicidi tentati e quelli riusciti ai colleghi. I rischi, le responsabilità e le leucemie, tutto quanto affidato in subappalto. Il terrore che può paralizzarti quando ti chiamano per fare certi lavori. Il mobbing iperproduttivista. La gestione degli impianti basata sul ricatto e sulla paura. Signore e signori, c’è anche questo in una centrale nucleare.
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