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Home NOTIZIE Gennaio 2010 discarica tossica di borgo montello,chiesti i risarcimenti
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discarica tossica di borgo montello,chiesti i risarcimenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 22 Gennaio 2010 15:42

Tratto da:Terracinasocialforum

Un maxirisarcimento dei danni per compensare le conseguenze della discarica di Montello sulle colture e sulla salute dei residenti nelle zone limitrofe al sito. Lo chiede un’azienda agricola che si trova al limitare del fiume Astura e che nella citazione indica tutti i problemi di ordine ambientale e sulla salute provocati non solo dalle mille proroghe sulla discarica ma anche da una discutibile gestione della stessa. Per questo gli imprenditori danneggiati chiamano in giudizio oltre che il Comune di Latina, la Regione e la Provincia, anche i gestori Eco Ambiente e Indeco, cui viene chiesta una compensazione di cinque milioni di euro. La citazione è stata notificata in questi giorni al Comune di Latina dagli avvocati Mozzato e Di Lorenzo del foro di Roma e la prima udienza è fissata davanti al Tribunale di Latina per il 30 marzo prossimo. Leggere l’atto equivale a ripercorrere la storia equivoca e a tratti inspiegabile della discarica più grande della provincia di Latina realizzata giusto a ridosso dell’unico fiume della città e in una zona ancora oggi classificata con destinazione agricola. Diciamo pure che si tratta di un miracolo, nonostante la nascita di questo mostro di vasche informi risalga al 1970, quando i rifiuti sia urbani che speciali non erano un problema. Ma erano già, per alcuni, un bel business. L’impresa che cita il Comune ribadisce che la discarica è frutto di un abuso, nel senso che insiste su un’area di cui non è stata mai cambiata la destinazione urbanistica da agricola in industriale. E che, inoltre, la discarica esiste sulla base di una ordinanza del Comune di Latina che vale come autorizzazione di tipo provvisorio. Questo atto è stato prorogato per i 40 anni successivi. La prossima proroga all’esercizio è imminente. E sono questi due elementi a supportare la richiesta di risarcimento del danno, unitamente ai metodi perlomeno dubbi con cui è stata gestita la discarica in questi anni. L’azienda ha avuto conseguenze sulle varie colture agricole, dalla produzione di vino a quella di ortaggi. Ma ci sono stati anche problemi di salute per i componenti della famiglia. Si legge nell’atto di citazione: «… negli anni ‘80 e’ 90 si erano riscontrati casi di intossicazione per inalazione di sostanze nocive; nel 1995 uno dei titolari dell’impresa fu costretto al ricovero in ospedale..». Tutto questo perché «…l’attività della discarica, potenziata dagli ulteriori volumi di abbancamento e dai nuovi invasi autorizzati dalle autorità pubbliche competenti aveva già causato nei primi anni di attività la propagazione di emissioni gassose tali da inquinare i terreni circostanti e da costituire un serio pericolo per gli abitanti della zona». Quest’ultima frase ricorre più volte nella citazione civile e tante altre è stata pronunciata, scritta, letta, negli esposti alla Procura e nelle denunce pubbliche di chi vive tra Montello e Bainsizza. Sempre snobbata per gli effetti che potrebbero derivare da una presa d’atto del danno provocato dalla discarica sull’ambiente e sulla salute. Quattro decenni dopo la fatidica delibera provvisoria di autorizzazione forse qualche verità in più sui siti di via Monfalcone si può cominciare a svelare.

DOVE NON ARRIVA L’INCHIESTA PENALE

Quasi come fosse un paradosso il procedimento civile dell’azienda agricola danneggiata potrebbe arrivare dove non sono arrivate fino ad oggi le inchieste penali su Montello. Cioè a provare un nesso causale tra i numerosi problemi ambientali e responsabilità precise di Comune Provincia, Regione e dei due gestori che hanno tenuto in piedi un sito nel posto sbagliato e lo hanno portato avanti con metodi con rispondenti alle esigenze del territorio, ma ancor più senza tener conto delle fragilità della zona.

Fino ad oggi l’indagine della Procura ha verificato che ci sono stati problemi sulle falde soggiacenti, con ripercussioni inevitabili sulle colture.
Ma quanti e quali danni abbia effettivamente causato la discarica nessuno è al momento in grado di dirlo. Potrebbe succedere nel procedimento civile qualora il Tribunale di Latina accogliesse la richiesta risarcitoria per cinque milioni di euro. E a questa azione si potrebbero aggiungere quelle delle altre aziende agricole dei borghi limitrofi.

FUSTI TOSSICI, I CAROTAGGI BLOCCATI DOPO LE PROVE


Per quanto la discarica di Montello nel suo complesso rappresenti un pericolo per la salute, il vero nodo non sciolto non riguarda tanto i rifiuti solidi urbani abbancati in via Monfalcone. Bensì ciò che è stato lì sepolto illegalmente, rifiuti speciali, tossici con buona probabilità. Fusti.
Fino a un anno fa circa sia il Comune che la Provincia avevano dimenticato di tirare fuori l’unica prova dell’esistenza di fusti tossici interrati a Montello: uno studio dell’ENEA del 1984. All’inizio del 2009 questo studio resuscita e va nelle mani della Regione Lazio che dispone la prima rilevazione con carotaggi e l’affida all’ARPA, stanziando anche 500.000 euro. Già finiti e spesi per un monitoraggio che ha confermato il fortissimo sospetto che sì i fusti ci siano. Come rivelato da un pentito di camorra nell’ormai lontano 1996. Una volta arrivata la certezza sui fusti sia il Comune che la Provincia, in una conferenza stampa congiunta di tre mesi fa, hanno annunciato che avrebbero portato avanti l’accertamento su tutti i siti. Però, di fatto, dal giorno dopo l’iter per gli scavi, inspiegabilmente, è rallentato. Non sono stati stanziati il ulteriori soldi. Il Comune di Latina non se ne è preoccupato più di tanto. La Provincia ha addirittura rimosso il problema e continua a programmare un ciclo dei rifiuti che non tiene conto del «caso fusti a Montello».

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Gennaio 2010 15:45